Dopo più di ventitrè anni dal primo progetto, l’Expo del 2015 potrebbe dare la spinta definitiva alla partenza dei lavori per la Pedemontana. Entro l’estate dovrebbero infatti essere definiti con esattezza i costi aggiuntivi e pronte le proposte da fare ai territori interessati. La nuova autostrada che collegherà Bergamo alla provincia di Varese (e a Malpensa) interesserà i territori che sono le roccaforti elettorali di molti politici dell’asse Berlusconi-Bossi e per questo (oltre al fatto che attraverserebbe il territorio da 300mila imprese) dovrebbe avere la priorità rispetto alla Brebemi (la direttissima Milano-Brescia). Anche perchè grazie al governo Prodi, per la prima sono già stanziati e disponibili 1,25 miliardi di euro. Inoltre l’opera interessa fortemente sia Roberto Formigoni e la Regione Lombardia ma anche Provincia (Filippo Penati controlla la Serravalle che a sua volta controlla la Pedemontana) e Comune di Milano. In un momento come questo, però, il problema è trovare il resto dei soldi necessari, ovvero oltre tre miliardi di euro. Lo schema su cui oggi si ragiona mirerebbe a raccogliere 2,6 miliardi con gli strumenti del credito (ad esempio fondi Bei e quelli del risparmio postale) e circa 600 milioni in equity. Per questi ultimi, la presenza degli istituti bancari (Intesa Sanpaolo, Ubi banca e Bcc) nel capitale della Pedemontana costituirebbe una garanzia. Intesa Sanpaolo, in particolare, ha finanziato anche la scalata della provincia di Milano alla Serravalle ed ora è azionista al 26% di Pedemontana. Nella foto, Fabio Terragni, alla guida di Pedemontana Spa e Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture